mercoledì 3 maggio 2017

Venezia 1921
 Italo Balbo In piazza San Marco  con la sua "Squadra"

I GIORNI DELLA MARCIA SU ROMA

IL GIORNO DELLA CONSEGNA DEL BREVETTO DI PILOTAGGIO

CON ARMANDO MUSSOLINI  E MUTI


 ITALO BALBO
Quartesana, 6 giugno 1896 – Tobruch, 28 giugno 1940

Iscritto al Partito Nazionale Fascista, fu uno dei quadrunviri della marcia su Roma, diventando in seguito comandante generale della Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale e sottosegretario all'economia nazionale. Nel 1929 fu nominato ministro dell'Aeronautica, veste in cui guidò la crociera aerea transatlantica Italia-Brasile e la crociera aerea del Decennale. Venne designato nel 1934 quale governatore della Libia.
Allo scoppio della seconda guerra mondiale organizzò dei voli di guerra per catturare alcuni veicoli britannici, e fu proprio durante il ritorno da uno di questi voli, il 28 giugno 1940, che venne abbattuto per errore dalla contraerea italiana sopra Tobruch.
Figlio di Camillo Balbo e Malvina Zuffi, entrambi maestri elementari: il padre era di origini piemontesi, mentre la madre era romagnola.. Dopo la sua nascita, avvenuta il 6 giugno 1896 a Quartesana di Ferrara, la famiglia Balbo si trasferì a Ferrara.
Nel 1911, appreso al Caffè Milano di Ferara dell'iniziativa organizzata da Ricciotti Garibaldi per liberare l'Albania dal controllo ottomano, fuggì da casa e tentò di partecipare alla spedizione militare. Non vi riuscì perché fu bloccato dalla polizia, avvisata dal padre.
Nel 1914 Italo Balbo si schierò decisamente con il movimento interventista a favore di una guerra contro l'Impero austro-ungarico e, durante la partecipazione ad una manifestazione a Milano, conobbe Benito Mussolini.
Durante la prima guerra mondiale prestò servizio nel battaglione Alpini "Val Fella". Promosso tenente, il 16 ottobre 1917 lasciò il battaglione perché destinato, su sua domanda, al Deposito Aeronautico di Torino per un corso di pilotaggio, la sua vera grande passione. Pochi giorni dopo, a causa dell'offensiva austro-tedesca, fu costretto a ritornare al fronte, assegnato al battaglione Alpini "Monte Antelao". Nel 1918, al comando del reparto d'assalto del battaglione Alpini "Pieve di Cadore", partecipò all'offensiva sul monte Grappa che liberò la città di Feltre. Nel corso dell'ultima fase della guerra si guadagnò una medaglia di bronzo e due d'argento al valor militare, raggiungendo il grado di capitano.
Dopo l'armistizio Balbo rimase cinque mesi con il suo battaglione come commissario prefettizio di Pinzano al Tagliamento (provincia di Udine). A marzo del 1919 iniziò a studiare a Firenze presso l'Istituto di scienze sociali "Cesare Alfieri". Ancora studente si iscrisse all'Associazione Arditi ed iniziò l'attività giornalistica come direttore del settimanale militare L'Alpino, da lui fondato, fino al dicembre del 1919. Si laureò all'Istituto "Cesare Alfieri" in scienze sociali il 30 novembre 1920 con una tesi intitolata Il pensiero economico e sociale di Giuseppe Mazzini.  Dopo la laurea tornò alla sua città natale dove fu assunto come impiegato da una banca e dove iniziò la sua attività nel fascio agrario.
Intanto, nell'inverno del 1919 Balbo era stato presentato alla contessina Emmanuella Florio (1901-1980), di San Daniele del Friuli, con la quale nel 1924, alla morte del conte Florio, si sposò. Dal matrimonio nasceranno tre figli, Giuliana nel 1926, Valeria nel 1928 e Paolo nel 1930.
A venticinque anni Balbo aderì al PNF. Il 13 febbraio 1921 Balbo divenne segretario del Fascio di Ferrara, riuscendo poi a comandare tutte le squadre d'azione dell'Emilia-Romagna. In questa veste organizzò una squadra d'azione denominata "Celibano", la sede era il Caffè Mozzi di Ferrara, soprannominato da Balbo e i suoi "sitùzz".
Il gruppo di Balbo, contrastava i disordini provocati durante il biennio rosso dagli scioperi e dal monopolio instaurato violentemente dalle leghe socialiste attraverso spedizioni punitive, che colpivano i social-comunisti e le cooperative contadine delle province di Ravenna, Modena, Bologna ma anche Rovigo, il Polesine, Firenze e
Venezia. Le leghe socialiste detenevano un enorme potere, che permetteva loro di emarginare coloro che non aderivano, dirottando solo verso i propri affiliati i finanziamenti pubblici e facendosi rimborsare dalla comunità le spese elettorali. Perennemente in camicia nera, Balbo era il massimo propagandista di questo emblema del fascismo, ottimo organizzatore, di grande fascino fisico, alto, magro e con i capelli neri divisi nel mezzo con due svolazzanti bande ai lati. Trattare alla pari con questori e prefetti a soli venticinque anni, avendone anche la meglio. Conquistò con i suoi uomini il Castello Estense di Ferrara obbligando il prefetto a finanziare alcune misure contro la disoccupazione, ma l'apice  di Balbo venne raggiunto il 26 e 27 luglio 1922 con l'occupazione di Ravenna, dopo l'uccisione di un fascista locale: i disordini provocarono nove morti tra le camicie nere, a cui Balbo rispose incendiando l'Hotel Byron, sede delle cooperative socialiste, e imbastendo quella che Mussolini chiamò una «colonna di fuoco», cioè una colonna di autocarri, che il 29 luglio distrusse e incendiò numerose case rosse nelle province di Forlì e
Ravenna. Soddisfatto del comportamento tenuto dai suoi uomini, Balbo completò la smobilitazione di Ravenna il mattino seguente. Nell'agosto del 1922 avvennero i Fatti di Parma: dopo l'occupazione militare di gran parte della città dell'Emilia, conseguente al cosiddetto sciopero legalitario di inizio mese, circa diecimila uomini di fede fascista provenienti dalle province limitrofe tentarono la presa della città, in cui si trovavano asserragliati gli Arditi del Popolo e le formazioni di difesa proletaria. Il 5 agosto il governo proclamò lo stato d'assedio militare in diverse provincie del nord fra cui Parma. Il 6 agosto, Balbo, resosi conto dell'impossibilità di conquistare la città senza scontrarsi con l'esercito, su consiglio anche del capo della polizia locale, Lodomez, s'impegnò a ritirarsi dalla città a partire dalle ore 12,00 del giorno stesso. Alla fine si contarono quattro morti a Sala Baganza (due nelle file fasciste e due tra gli abitanti) e cinque morti a Parma, tutti abitanti del quartiere Oltretorrente. I cinque caduti fra le file delle formazioni proletarie furono: Ulisse Corazza, consigliere comunale del Partito Popolare Italiano, Carluccio Mora, Giuseppe Mussini, Mario Tomba e Gino Gazzola.
Balbo venne designato da Mussolini "quadrumviro" per prendere parte alla marcia su Roma, e lo incaricò di scegliere gli altri due (Michele Bianchi era già stato scelto dal Duce): Balbo sentì Cesare Maria De Vecchi, che accettò subito, mentre per l'ultimo quadrumviro pensò ad Attilio Teruzzi, poi scartato perché già vicesegretario del PNF, e al generale Asclepia Gandolfo, che declinò l'invito in quanto aveva la moglie molto malata, oltre a essere lui stesso in precarie condizioni fisiche. Balbo e Bianchi puntarono alla fine su Emilio De Bono, che accettò l'investitura. Prima di recarsi a Roma, il 28 ottobre Balbo si precipitò a Firenze per calmare lo squadrista Tullio Tamburini, che aveva deciso di assaltare il palazzo del governo dove si stava svolgendo una festa alla presenza del duca della Vittoria Armando Diaz: per non coinvolgere l'esercito nelle questioni fasciste, Balbo liberò gli ufficiali della scorta di Diaz presi prigionieri da Tamburini, e, stando al suo racconto, vietò «ai fascisti di assaltare la prefettura [...] anzi [...] che organizzino una grande manifestazione al Duca della Vittoria per le strade di Firenze dove passerà». A Roma guidò in particolare la spedizione punitiva contro il quartiere di San Lorenzo che aveva attaccato una colonna fascista.
Nel 1923 fondò a Ferrara il Corriere Padano con i soldi ricevuti in dote dalla moglie Emmanuella, affidato poi alla direzione di Nello Quilici. In occasione  della elezioni del 1924, Balbo  venne inserito nel cosiddetto "listone" della Lista Nazionale. Sempre nel 1924 venne accusato di essere il mandante dell'omicidio del parroco antifascista don Giovanni Minzoni ad Argenta, avvenuto per mano di due squadristi facenti capo alle sue milizie: il caso venne archiviato alcuni mesi dopo, per essere poi riaperto - sotto la pressione della stampa, a seguito del delitto Matteotti - nel 1925, risolvendosi con l'assoluzione di tutti gli imputati. Nel 1924 Balbo, divenuto nel frattempo comandante generale della Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale (MVSN), voluta da Mussolini per normalizzare le squadre d'azione, il Duce pensò alla MVSN già prima della marcia su Roma, affidando a Balbo e a Gandolfo il compito di formare reparti, gradi e uniformi, sebbene non ci fu ancora una vera e propria militarizzazione del corpo. Nel 1925 divenne sottosegretario all'economia nazionale, ruolo che mantenne fino al 1926.
Il 6 novembre 1926 venne nominato sottosegretario di Stato all'aviazione al posto del generale d'artiglieria Alberto Bonzani e si apprestò ad organizzare la neocostituita Regia Aeronautica, ancora ai primi passi, coi bilanci insufficienti, bisognosa di un ammodernamento e di un aumento di prestigio. Con la sua nomina Mussolini trovò in Balbo un valido mezzo per fare dell'aviazione una grande arma.
Balbo conseguì il brevetto da pilota nel 1927. Diede una sede stabile al ministero facendo costruire un nuovo palazzo con criteri architettonici 'razionalisti'. Avviò la fondazione della “città dell'aria”, Guidonia, dove sorse un modernissimo centro di ricerche d'ingegneria aeronautica, che raccolse nomi di scienziati di prim'ordine, come Gaetano Arturo Crocco, Luigi Crocco, Antonio Ferri, e Luigi Broglio, il futuro padre della ricerca spaziale italiana. Diede inoltre vita nella nuova cittadella scientifica Guidonia-Montecelio a un centro studi per coordinare e promuovere lo sviluppo aeronautico, affidandone il
comando ad Alessandro Guidoni. Altra "creatura" di Balbo fu la Scuola alta velocità, nata a dicembre a Desenzano del Garda dove prima sorgeva l'idroscalo privato di Gabriele D'Annunzio; il tenente colonnello Mario Bernasconi, che ne era direttore, aveva a disposizione ogni tipo di struttura e materiali che doveva sfruttare per consegnare all'Italia l'ambita Coppa Schneider. Dopo il successo della crociera aerea del Mediterraneo occidentale ,25 maggio-2 giugno 1928, da lui organizzata insieme al decisivo aiuto del trasvolatore Francesco De Pinedo, Balbo venne fatto da Mussolini generale di squadra aerea in agosto, un simile avanzamento di carriera, da ex capitano degli Alpini, non si era mai visto nelle forze armate italiane. La successiva crociera aerea del Mediterraneo orientale, 5-19 giugno 1929. Il 12 settembre 1929, a soli trentatré anni, Italo Balbo fu nominato ministro dell'Aeronautica, una carica tenuta fino ad allora dal Duce.
Balbo guidò poi due voli transatlantici in formazione, inframezzati, nel 1932, da una proposta avanzata a Mussolini circa l'istituzione di un unico ministero per la difesa, sostenuto dalla quadruplicazione delle somme destinate alla marina e all'aeronautica. Alla guida del nuovo ministero sarebbe dovuto andare lo stesso Balbo ma, benché alcuni capi militari vedessero di buon gusto l'iniziativa, ma il progetto naufragò.
La prima idea per una crociera aerea oltreoceano gli venne in mente durante un congresso internazionale aeronautico negli Stati Uniti, dove si convinse che il primo gruppo di aerei che avesse attraversato in formazione l'oceano Atlantico sarebbe passato alla storia. Nel 1929 persuase l'ingegnere Alessandro Marchetti a mettere a punto per l'impresa gli idrovolanti S.55A che sarebbero andati ad equipaggiare uno stormo creato ad hoc a Orbetello. Si scelse di trasvolare l'Atlantico meridionale con dodici apparecchi, a cui la Regia Marina avrebbe fornito appoggio con cinque cacciatorpediniere. Gli idrovolanti partirono infine per la crociera aerea transatlantica Italia-Brasile da Orbetello il 17 dicembre 1930, guidati personalmente da Balbo e dal suo secondo pilota Stefano Cagna, alla volta di Rio de Janeiro, dove arrivarono, il 15 gennaio 1931. La seconda crociera atlantica, la crociera aerea del Decennale, venne organizzata per celebrare il decennale della Regia Aeronautica in occasione della Century of Progress, esposizione universale che si
tenne a Chicago tra il 1933 ed il 1934. Dal 1 luglio al 12 agosto del 1933 Balbo guidò la trasvolata di venticinque idrovolanti S.55X, partiti da Orbetello verso il Canada e con destinazione finale gli Stati Uniti. In precedenza, il 26 giugno, Balbo era apparso nella copertina della rivista Time.
La traversata di andata approdò in Islanda, proseguendo poi verso le coste del Labrador. Il governatore dell'Illinois, il sindaco e la città di Chicago riservarono ai trasvolatori un'accoglienza trionfale ed a Balbo venne intitolata una strada, tutt'oggi esistente, in prossimità del lago Michigan, la Balbo Avenue (ex 7th Avenue). I Sioux presenti all'Esposizione di Chicago lo nominarono capo indiano con il nome di "Capo Aquila Volante". In quell'epoca infatti i rapporti fra Italia e USA erano ottimi e
quest'impresa fu molto seguita e considerata straordinaria. Il volo di ritorno proseguì per New York, dove venne organizzata in suo onore e degli altri equipaggi una grande ticker-tape parade, secondo italiano dopo Armando Diaz ad essere acclamato per le strade di New York, ed intitolato a Balbo uno dei suoi viali. Il presidente Roosevelt lo ebbe ospite. Di ritorno in Italia, il 13 agosto 1933 venne promosso maresciallo dell'aria. Dopo questo episodio il termine "Balbo" divenne di uso comune per descrivere una qualsiasi numerosa formazione di aeroplani.
Al di là di queste imprese, Balbo dispiegò grande energia nell'imporre disciplina e rigore alla Regia Aeronautica sin da quando ne era segretario, accantonando gli aspetti romantici ed individualistici dell'aviazione pionieristica ed indirizzandola piuttosto a formare una forza armata coesa e disciplinata. I voli transoceanici in formazione furono un esempio di tale indirizzo: non più imprese individuali, ma di gruppo e minuziosamente programmate e studiate. Il prestigio accumulato dall'aviazione durante il ministero di Balbo, comunque, diede alle autorità italiane l'impressione di avere una forza aerea di prim'ordine. 
Raggiunta un'enorme popolarità, Balbo venne promosso governatore della Tripolitania, della Cirenaica e del Fezzan che, sotto il suo patronato, si fusero nel 1934 in un'unica colonia: la Libia, procedendo poi ad una nuova organizzazione territoriale su province. Balbo ricevette la lettera in cui gli si comunicavano i nuovi compiti il 5 novembre 1933, rispose con un «Mio grande capo, sempre agli ordini!» e il 7 si recò da Mussolini per la consueta visita di congedo. Il ministero dell'aviazione ritornò nelle mani del Duce, mentre Giuseppe Valle fu promosso da sottosegretario a capo di stato maggiore.
Il 16 gennaio 1934 sbarcò a Tripoli e lanciò un proclama: «Assumo da oggi, in nome di Sua Maestà, il governo. I miei tre predecessori, Volpi, De Bono, Badoglio, hanno compiuto grandi opere. Mi propongo di seguire le loro orme». Balbo, in accordo con il piano di Mussolini, dette un fortissimo impulso alla colonizzazione italiana della Libia, organizzando l'afflusso di decine di migliaia di pionieri dall'Italia e seguendo una politica di integrazione e pacificazione con le popolazioni musulmane, affermando che, diversamente dalle popolazioni dell'Africa orientale, quelle libiche avevano un'antica tradizione di civiltà e che col tempo, grazie alla loro intelligenza e alle loro tradizioni, si sarebbero portate al di sopra del livello coloniale. Ampliò la superficie del territorio nazionalizzato a 1.250.000 acri, adoperandosi per migliorare la situazione delle popolazioni locali finanziando
servizi scolastici e sanitari, rifornimenti idrici e servizi di consulenza agricola; in Cirenaica, tuttavia, per rinsaldare la sconfitta dei Senussi, vennero confiscate le proprietà delle tribù e la loro struttura sociale distrutta. Nel 1937 Balbo si fece promotore presso il Duce, in visita alla colonia, di un'iniziativa per donare alla popolazione indigena, quale ricompensa per aver prestato servizio militare in Etiopia, la cittadinanza italiana, una proposta che alla fine sfociò in una cittadinanza di "seconda classe" a soltanto pochi elementi. Nel 1938 guidò di persona un convoglio di diciassette navi partito dall'Italia alla volta della Libia con a bordo 1.800 famiglie, per la cui venuta furono fondati nuovi villaggi, ognuno con una chiesa e una sede del PNF.  Vennero donate terre, bestiame e sementi agli agricoltori, anche se i frutti di queste politiche non fecero in tempo a maturare prima dell'inizio della seconda guerra mondiale. Vennero avviati progetti di opere pubbliche e sviluppo della rete stradale,  realizzando, oltre ai 1.822 km della litoranea che segue il Mediterraneo per centinaia di chilometri e che in suo onore si chiamò via Balbia, 1.600 km di strade asfaltate, 454 km di massicciate e 2.830 km di piste nel deserto.
Al 10 giugno 1940, giorno dell'entrata in guerra dell'Italia, Balbo comandava in Libia un contingente di circa 200.000 uomini ripartiti in quattordici divisioni, afflitti però da problemi logistici e strutturali tali da fargli dubitare sulle prospettive di un'offensiva contro i britannici del generale Archibald Wavell, che pure gli era chiesta con insistenza dal capo di stato maggiore generale Badoglio. Anche i duecentocinquanta aerei della Regia Aeronautica erano ospitati in basi sguarnite e poco difese, e necessitavano di urgenti rifornimenti. Fin dai primi giorni di guerra le autoblindo britanniche causarono diversi problemi agli italiani e l'eliminazione di queste divenne importante. Balbo catturò la prima autoblindo il 21 giugno 1940 a Bir el Gobi: avvistato il mezzo in volo col suo S.M.79, il governatore scese immediatamente a terra mentre il secondo pilota Ottavio Frailich ridecollò subito circuitando con aria minacciosa sopra l'autoblindo, poi catturato dalle truppe di terra coordinate da Balbo.
Il 28 giugno si levò in volo da Derna per raggiungere il campo d'aviazione "T.2" di Tobruch con due trimotori S.M.79, uno pilotato da lui stesso (sigla I-MANU, dal nome della moglie Emmanuella) e uno dal generale Felice Porro, comandante della 5ª Squadra aerea. Da Tobruch i due aerei avrebbero poi compiuto un'incursione per cercare di catturare alcune autoblindo nemiche. L'equipaggio era costituito da Italo Balbo, il pilota, il maggiore Ottavio Frailich, secondo pilota, il capitano motorista Gino Cappannini e il maresciallo marconista Giuseppe Berti. Frailich, Cappannini e Berti erano tutti "atlantici" che avevano già volato con Balbo nella Crociera del Decennale. All'equipaggio vero e proprio si aggiunsero il maggiore Claudio Brunelli, i tenenti Cino Florio e Lino Balbo, cognato e nipote di Italo Balbo, il console della Milizia Enrico Caretti e il capitano Nello Quilici, direttore del Corriere Padano e padre di Folco Quilici. Giunti in vista di Tobruch verso le 17,30 i piloti videro alte colonne di fumo dovute a un attacco britannico effettuato con bombardieri Bristol Blenheim, e
Balbo ordinò di atterrare per verificare la situazione. Prossimo all'atterraggio senza aver tuttavia avvisato prima la base, fu scambiato dalla contraerea di terra e dell'incrociatore italiano San Giorgio - all'ormeggio nei pressi del porto come batteria galleggiante - per uno degli aerei britannici che poco prima avevano attaccato le attrezzature navali lì presenti e fu di conseguenza preso di mira e colpito dalle batterie del San Giorgio. L'aereo di Porro riuscì a compiere una manovra diversiva e non fu centrato, mentre quello di Balbo, ormai in fase di atterraggio, precipitò in fiamme al suolo, provocando la morte di tutto l'equipaggio.
Il 29 giugno Mussolini disse: «un bell'alpino, un grande aviatore, un autentico rivoluzionario. Il solo che sarebbe stato capace di uccidermi».
Sul bollettino delle forze armate apparve il seguente comunicato: « Il giorno 28, volando sul cielo di Tobruch, durante un'azione di bombardamento nemica, l'apparecchio pilotato da Italo Balbo è precipitato in fiamme. Italo Balbo e i componenti dell'equipaggio sono periti. Le bandiere delle Forze Armate d'Italia s'inchinano in segno di omaggio e di alto onore alla memoria di Italo Balbo, volontario alpino della guerra mondiale, Quadrumviro della Rivoluzione, trasvolatore dell'Oceano, Maresciallo dell'Aria, caduto al posto di combattimento. »
Due giorni dopo la sua morte, un aereo britannico paracadutò sul campo italiano una corona di alloro con un biglietto di cordoglio:
« Le forze aeree britanniche esprimono il loro sincero compianto per la morte del Maresciallo Balbo, un grande condottiero e un valoroso aviatore che la sorte pose in campo avverso. »
Le giornate dal 29 giugno al 4 luglio 1940 vennero dichiarate di lutto nazionale. Il 30 giugno il corteo funebre portò le salme dei caduti fino a Bengasi, dove il 1º luglio si svolsero i riti funebri. Il giorno successivo le salme furono portate in aereo a Tripoli, dove venne allestita una camera ardente nell'ufficio che era stato di Balbo nella sede del governo coloniale. Il 4 luglio, dopo una messa nella cattedrale di San Francesco, le bare vennero portate per le strade di Tripoli. Su proposta di Mussolini i resti di Balbo vennero sepolti nel luogo scelto per il monumento ai caduti, con l'idea di trasferirli in Italia a guerra finita. La salma di Balbo e degli altri caduti nell'incidente di Tobruch rimasero in Libia fino al 1970, quando l'ondata di nazionalismo libico sollevata dal colonnello Mu'ammar Gheddafi minacciò la distruzione dei cimiteri italiani nell'ex-colonia. La famiglia Balbo rimpatriò la salma in Italia e come luogo finale di sepoltura venne scelto Orbetello. Qui Balbo riposa con tutti i membri dell'equipaggio del suo ultimo fatale volo, ad eccezione di Nello Quilici.


Il lasciapassare manoscritto che il Questore di Reggio Emilia rilasciò a Italo Balbo, diretto a Parma (con tre compagni di scorta) per “mettere a posto” una situazione a rischio di precipitare in uno scontro tra fascisti e Forze dell’ordine (poste a protezione delle barricate) che Mussolini voleva assolutamente evitare

Italo Balbo nacque a Quartesana (FE), ma ben presto si trasferì a Ferrara, in pieno centro vicino al Castello Estense. In Via Borgo dei Leoni al n. 70 esiste ancora oggi (oggi sede prevalentemente di uffici) il Palazzo BALBO, che egli acquistò per andarvi ad abitare insieme alla moglie, la Contessa Emanuela Florio. Ecco la foto del Palazzo Balbo a Ferrara



LUGLIO 1922
BALBO A RAVENNA


CHICACO MONUMENTO A ITALO BALBO



UNA CROCE SEGNA NEL DESERTO IL PUNTO DOVE SI E' SCHIANTATO L' AEREO

 I FUNERALI

1942 MUSSOLINI CONSEGNA LA MEDAGLIA  D’ ORO ALLA MEMORIA 
AL FIGLIO DI ITALO BALBO

LA TOMBA A ORBETELLO

Onorificenze
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro - nastrino per uniforme ordinaria         Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine della Corona d'Italia - nastrino per uniforme ordinaria          Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine della Corona d'Italia
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine Coloniale della Stella d'Italia - nastrino per uniforme ordinaria         Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine Coloniale della Stella d'Italia
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine Piano (Città del Vaticano) - nastrino per uniforme ordinaria              Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine Piano (Città del Vaticano)
Medaglia d'oro al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria            
Medaglia d'oro al valor militare: «Maresciallo dell’Aria, Quadrunviro e fedele soldato del Duce nell’ora della vigilia, del combattimento e della vittoria, insuperabile trasvolatore di continenti e di oceani, colonizzatore di masse e reggitore di terre imperiali con le armi, con le leggi e con opere di romana grandezza, nel cielo di Tobruk, mentre si accingeva a scagliare oltre confine le valorose truppe ed i possenti stormi, concludeva con il sacrificio supremo l’eroica sua vita, nella memoria delle genti eternando le gesta e le glorie della razza. Cielo di Tobruk, 28 giugno 1940.»
Medaglia d'argento al valor militare (2 concessioni) - nastrino per uniforme ordinaria   Medaglia d'argento al valor militare (2 concessioni)
Medaglia di bronzo al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria   
Medaglia di bronzo al valor militare
Croce al merito di guerra (2 concessioni) - nastrino per uniforme ordinaria       
Croce al merito di guerra (2 concessioni)
Medaglia di benemerenza per i volontari della guerra 1915-1918 - nastrino per uniforme ordinaria        
Medaglia di benemerenza per i volontari della guerra 1915-1918
Medaglia commemorativa della guerra italo-austriaca 1915-1918 - nastrino per uniforme ordinaria        
Medaglia commemorativa della guerra italo-austriaca 1915-1918
Medaglia commemorativa delle operazioni militari in Africa Orientale - nastrino per uniforme ordinaria              
Medaglia commemorativa delle operazioni militari in Africa Orientale
Medaglia commemorativa della spedizione di Fiume - nastrino per uniforme ordinaria                Medaglia commemorativa della spedizione di Fiume
Medaglia commemorativa della Crociera aerea del Decennale-nastrino per uniforme ordinaria           
Medaglia commemorativa della Crociera aerea del Decennale
Medaglia a ricordo dell'Unità d'Italia 1848-1918 - nastrino per uniforme ordinaria            
Medaglia a ricordo dell'Unità d'Italia 1848-1918
Medaglia interalleata della vittoria - nastrino per uniforme ordinaria     
Medaglia interalleata della vittoria
Medaglia commemorativa della Marcia su Roma - nastrino per uniforme ordinaria        
Medaglia commemorativa della Marcia su Roma
Croce di anzianità di servizio nella Milizia Volontaria Sicurezza Nazionale - nastrino per uniforme ordinaria         
Croce di anzianità di servizio nella Milizia Volontaria Sicurezza Nazionale
Medaglia commemorativa della guerra italo-turca 1911-1912-nastrino per uniforme ordinaria               
Medaglia commemorativa della guerra italo-turca 1911-1912
Medaglia d'oro al merito della Croce Rossa Italiana - nastrino per uniforme ordinaria    
Medaglia d'oro al merito della Croce Rossa Italiana
Distinguished Flying Cross (Stati Uniti d'America) - nastrino per uniforme ordinaria        Distinguished Flying Cross (Stati Uniti d'America)




BALBO CON MUSSOLINI E STARACE 

BALBO TRA UN GRUPPO DI UFFICIALI






CON LA MOGLIE EMANUELA E I FIGLI GIULIANA VALERIA E PAOLO









BALBO E MUSSOLINI DOPO IL RITORNO DA RIO DE JANERO








Il messaggio autografo di Balbo che precede il volume: "Con i nostri morti in testa" edito nel 1936 e dedicato ai caduti ferraresi della Rivoluzione. "Nell'Italia pacificata e redenta, nella patria conquistata e potenziata giorno per giorno dalla grande idea di Mussolini, i Martiri del fascismo garantiscono la più grande vittoria di domani"




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